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Un racconto inedito alla scoperta di Cinecittà-Don Bosco, tra studios, parchi e antichi sepolcri

25 Marzo 2022 FocusParola all'autore

Sono cresciuta in periferia, un angolo di città che sfuma nella campagna ai piedi dei Colli Albani. Un solo autobus, con frequenze spesso molto dilatate, per uscire dalla borgata e raggiungere il capolinea della metropolitana: Anagnina. Lì comincia la mia Roma, la parte di città che, forse, conosco meglio. Quella che fa risuonare qualcosa dentro di me.

Per questo scrivere La Storia di Cinecittà-Don Bosco ha significato ripercorrere strade note e luoghi vissuti con un spirito un po’ diverso. Come quando si incontra un vecchio amico che ci apre il suo cuore, raccontandoci quella parte di vita che non abbiamo condiviso. Sono andata alla ricerca dell’infanzia del quartiere.

Questo percorso mi ha condotto a Torre Spaccata, alla ricerca delle tracce di un’antichissima esondazione del lago Albano, raccontata da autori come Tito Livio e legata alla grande rivalità tra Roma e la città etrusca di Veio. Poi ai piedi di Tor Fiscale, nel luogo in cui tanti eserciti hanno posto il proprio accampamento: dagli ostrogoti di Vitige, primi a sfruttare le strutture degli acquedotti che qui si incrociano per realizzare un recinto fortificato, alle truppe di Roberto il Guiscardo. Ho recuperato l’antica mappa disegnata da Eufrosino della Volpaia nel Cinquecento (in formato digitale, naturalmente) per provare a orientarmi in un territorio che, secoli fa, aveva il volto di una campagna. In parte, quell’immagine antica si conserva nel grande Parco degli Acquedotti, un frammento dell’Agro Romano che racchiude piccole e grandi meraviglie: il sepolcro dei cento Gradini, la Villa delle Vignacce, il Casale di Roma Vecchia e quello del Sellaro.

Attraverso fotografie, filmati, testimonianze ho ricostruito la nascita degli studios di Cinecittà, grande punto di riferimento del quartiere, intorno al quale ruotano vicende che non hanno a che fare solo e soltanto con il cinema. Penso alle bombe piovute sui teatri di posa, all’occupazione da parte dell’esercito tedesco, che trasforma la fabbrica dei sogni in campo di prigionia, agli anni del Dopoguerra durante i quali migliaia di profughi trovano in Cinecittà una casa.

Mi sono spinta anche fuori dai confini netti del quartiere, per esplorare le zone che gli gravitano intorno. Torre Maura, che comincia a prendere forma negli anni Venti come “borgata rurale”, con il suo centro ideale in piazza degli Alcioni, dove ancora oggi si tiene il mercato. Statuario, che nasce su terreni appartenuti alla famiglia di Galeazzo Ciano. Sono arrivata fino a Gregna di Sant’Andrea, il luogo in cui vivo da sempre e da cui sono partita, come per chiudere un cerchio.

Sara Fabrizi

curatrice del volume La Storia di Cinecittà-Don Bosco

La Storia di Roma

La Storia di Cinecittà-Don Bosco

Sara Fabrizi

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